Behind the Lens
Non ho mai deciso di diventare videomaker.
Ho semplicemente continuato a fare
quello che facevo da sempre.
Mi chiamo Giuseppe Biancullo, ma in molti mi conoscono come quello dei video.
Ripensandoci oggi, credo di aver sempre raccontato il mondo attraverso una telecamera, ancora prima di sapere che quella passione potesse diventare un lavoro.
A diciannove anni, per l’esame di maturità al Liceo Artistico Callisto Piazza, portai un documentario di circa dieci minuti su Leonardo da Vinci e lo studio dell’anatomia.
Lo girai con una PSP dotata di videocamera, mentre la colonna sonora era interamente composta da me.
Non era un progetto scolastico qualsiasi.
Era già il modo in cui volevo raccontare le storie.
Negli anni successivi continuai a filmare tutto.
Le vacanze, gli amici, i viaggi, i concerti. Prima con una GoPro, poi con la mia prima Sony.
Durante i weekend realizzavo videoclip per band del lodigiano e ogni volta mi facevo la stessa domanda.
“Se altri riescono a vivere facendo video… perché io non posso?”
L’inizio
All’epoca lavoravo come corriere per Condé Nast.
Quando decisi di lasciare un lavoro sicuro, pochi capivano la mia scelta.
Filmavo qualsiasi cosa.
Ristoranti.
Battesimi.
Eventi.
Piccole aziende.
Non importava il budget.
Mi interessava solo continuare a migliorare.
Il giorno che cambiò tutto
Continuavo ancora a collaborare saltuariamente con la ditta di trasporti quando mi assegnarono una consegna durante uno shooting di Vanity Fair con Luciano Ligabue.
Quella mattina, d’istinto, passai da casa a prendere la telecamera.
Sul set tutti mi conoscevano come il ragazzo delle consegne.
Quando dissi che facevo video, nessuno sembrò prendermi davvero sul serio.
Chiesi se fosse possibile realizzare un backstage per i social di Vanity Fair.
Mi indicarono l’agente di Ligabue.
Con il cuore in gola aspettai che terminasse una telefonata.
Avevo pochi secondi per convincerlo.
Gli strinsi la mano e dissi con la massima naturalezza:
“Ciao, sono Beppe, il videomaker di Vanity Fair. Mi hanno detto che forse non vi avevano avvisato del backstage.”
Non era vero.
Ma in quel momento dovevo sembrare la persona giusta.
L’agente chiamò Luciano davanti a me.
La risposta fu semplice.
“Va bene, basta che non mi filmi durante trucco e cambio.”
Era il mio sì.
Girai tutto il backstage.
Quella stessa notte montai il video e lo consegnai.
Il giorno dopo venni chiamato negli uffici di Vanity Fair.
Pensavo di aver sbagliato qualcosa.
Invece volevano solo farmi i complimenti.
Mi chiesero di modificare il logo finale.
Per il resto, il video era esattamente quello che cercavano.
Da quel momento iniziai a collaborare con Edizioni Condé Nast.
Trovare il posto giusto
Per anni lavorai nel mondo fashion.
Era un ambiente incredibile, ma sentivo che mancava qualcosa.
Io ero innamorato del prodotto.
Della luce.
Delle texture.
Dei dettagli.
Spesso sembravo quasi fuori posto.
Poi arrivò la chiamata di un brand beauty di Milano.
Accettai.
E capii immediatamente che quello era il mio mondo.
Finalmente ogni dettaglio che avevo sempre cercato di valorizzare diventava il centro del lavoro.
Oggi
Da allora ho realizzato oltre 100 campagne beauty per aziende italiane e internazionali.
E la cosa più bella è che provo ancora la stessa emozione di quando registravo video con una PSP.
Solo che oggi lo faccio con attrezzature professionali…
…e continuo ad avere lo stesso sorriso ogni volta che premo REC.
E ora posso gridarlo al mondo, si sono io.. quello dei video.